Foto d'autore

Qui troverai alcune delle mostre d'arte fotografica più prestigiose in cui sono state esposte le opere di Max Martino

 

                                                                                                                                                 duomo milano 2 copia filter ok

                                                                                                                                                                                                                                                                 Milano Piazza Duomo 1994 - Photo by Max Martino

 

 Milano

La Milano che Max Martino ci propone in queste immagini è immediatamente percepibile come una città a misura d'uomo : non tanto per il respiro d'antan di certe vecchie botteghe del quartiere di brera (il parrucchiere che possiamo intravedere dalla porta a vetri, il vecchio bar dove ancora si usa fermarsi a fare conversazione, l'antica insegna del Fratino,il ciclista all'angolo di via Formentini, la quiete notturna del selciato di via del Carmine), ma anche perchè- quando ci propone le immagini più cronachistiche ( lo sventolìo delle bandiere del Milan in piazza Duomo, lo skate in piazza della Scala, la "flanella" sulle gradinate del monumento a Vittorio Emanuele) - il fotografo ne enuclea una situazione da cui sono avulse le tensioni e le concitazioni del quotidiano meneghino.

           

Jazz For A New Millenium

 

Connotazioni di equorea liquidità caratterizzano  da sempre le immagini di Max Martino, i cui cromatismi esasperati e densi creano caleidoscopi (quasi delle anamorfosi) che sfidano i protocolli della visione.
Una dietro l’altra , le sue fotografie (che l’autore ci assicura realizzate direttamente con la fotocamera, senza alcun intervento”digitale”) raccontano l’inafferrabilità del tempo e, insieme, la sua magica sospensione. Quasi che il loro autore sia riuscito ad impadronirsi del segreto del tempo e a coglierne il profilo autocondensantesi un istante prima della formazione definitiva dell’immagine.
In quante “cover” da lui create per la casa discografica “Black saint & Soul Note” e destinate a presentare incisioni di musica jazz, i contorni sinuosi e deformati dello “specchio d’acqua ondeggiante davanti alla scena del mondo” si prestano benissimo ad interpretare visivamente ritmi e tempi musicali.
Come nella performance jazz, nelle immagini di Max Martino il mondo si presenta, sfugge, indugia, accelera, si offre, si trasforma, si ritrae, si condensa e si dilata in un respiro, dissolve la realtà e ce ne restituisce mille riflessi fatti da impressioni e di sensazioni, di volta in volta profonde ed effimere.
Nato in Calabria, ma da sempre milanese, Max Martino, dopo la formazione professionale alla scuola civica “Galileo Galilei”, ha avviato il mestiere come fotografo di scena nel 1984. Dopo una breve esperienza come reporter free-lance per i quotidiani milanesi, si è dedicato alla pubblicità collaborando con varie riviste del settore e avviando una significativa ricerca nell’astrazione delle immagini. Dal 1996 avvia la collaborazione con “Black Saint & Soul Note”, per la quale ha creato una serie di cover di cui “Images on the road by Giovenzana” propone qui un significativo panorama.
 
                                                                                                                           Lanfranco Colombo
 

SENSIGRAFIE
 
    Gianni Berengo Gardin ( Fotografo)
 
 
 
Nel Cinque-Seicento, un pittore che avesse voluto realizzare ritratti dei propri colleghi avrebbe corso il rischio di sentirsi oppure decisi dinieghi o, quantomeno, di essere bombardato da tante obiezioni stilistiche da stroncare ogni sua velleità.
Deve essere un’altra delle maledizioni della fotografia la docile arrendevolezza (quando non la compiaciuta complicità) con cui, invece, fotografi e gente di fotografia si abbandonano oggi all’obbiettivo ed alle sottili manipolazioni attraverso con cui Max Martino, un loro collega ironicamente degenere, realizza vere e proprie interpretazioni – “sensigrafie” lui le chiama _ di tipi e caratteri. Sembra quasi che  - dimenticato il corrosivo potere della fotocamera di cui pure sono avvertiti utilizzatori – i soggetti di Max Martino siano attratti dall’indubitabile ( e per molti, profani irresistibile) fascino della “seconda esistenza”: quella capacità cioè che ha il procedimento fotografico di estrarre dal flusso dell’indistinto un frammento dell’accadere per trasformarlo in icona, cioè in un modello di realtà certificata e consegnata alla storia.
Se a ciò aggiungiamo  quel tanto di perverso che è collegato all’aura dell’Arte (attraverso cui è comunque sempre possibile farla franca), possiamo più facilmente comprendere e giusticare, le “vittime” (o i complici?) di questo divertito e divertente divertissement di Max Martino che – non so con più ironia o più partecipazione- si è messo a fotografare e a manipolare (trent’anni dopo Franco Scheichembauer) facce di fotografi e gente di fotografia, dandoci una minigalleria di nicchia che la dice più lunga di una approfondita indagine sociale su quella gente che – anni fa – un sociologo allora poco noto ed oggi alla moda come Pierre Bourdieu definì felicemente praticanti dell’arte media.
 
 Lanfranco Colombo

 

                                                                                                                                 INVITO METAMORFOSI MILANESI CON CORNICE

 

 

Metamorfosi Milanesi (Testo di Giovanni Chiaramonte)

Edificata nella terra di mezzo tra il settentrione dell’Europa ed il mezzogiorno mediterraneo, Milano è l’unica città della penisola italiana ad avere innalzato la proprio cattedrale secondo i canoni del gotico, in quella visione del mondo aperta all’infinto che fonda e contraddistingue l’epoca moderna. E, nella rivoluzione culturale ed industriale propria della Modernità, Milano ha valuto un ruolo fondamentale e decisivo generando l’avanguardia artistica del Futurismo che, nel mito della velocità e del divenire continuo del tempo contemporaneo, ha completamente ribaltato le sorti della visione del XX secolo.
Nel dramma del fascismo e durante la tragedia della seconda guerra mondiale, proprio a Milano col movimento di corrente, con Guttuso e Lattuada si pongono i semi della grandestagione del Neorealismo e di quella rinascita culturale che ha avuto nella fotografia di Paolo Monti e Ugo Mulas le sue punte più alte. Poi dopo gli illusori miti degli anni 80, attraverso i provinciali e melanconici scenari della Milano da bere, la grande crisi : la fine dell’industria, la caduta di un sistema politico e di un intimamente connesso sistema di valori esistenziali e culturali. E’ in questo momento di trasformazione radicale della città che Max Martino fotografa Milano e nel travagliato specchio della sua coscienza la figura urbana si piega, si distorce, si deforma in immagini in un divenire senza fine. La Radino, Paolo Rosselli sembra in Martino essersi infranta definitivamente, per dare spazio e profondità all’incertezza del futuro, oggi ancora oscuro e invisibile.